Non Chiamarmi Master – Storia del mio Diploma di Master con Dato Joey Yap
Dalla trincea al traguardo (provvisorio): il mio Diploma del Mastery Course di Dato Joey Yap
Non è stato un esame. È stato un varco. Sei mesi di studio a ritmi cinesi, con insegnanti che spingevano forte e un calendario che non perdonava: lezioni dense, poco tempo per sedimentare, esercizi che non chiedevano “nozioni” ma sguardo, precisione e nervi saldi. In quel vortice ho tenuto insieme la mia disciplina con la mia passione, ho dubitato spesso e, più di una volta, ho pensato di non farcela. Poi è arrivato il momento della verità: due casi reali da presentare, completi, dove mettere sul tavolo tutto — e intendo tutto — ciò che avevamo studiato.
Mentre lavoravo ai casi, ero in una sorta di trance: tantissime variabili, incastri minuti, controlli incrociati. Le Forme Interne mi chiedevano occhio e sensibilità per il movimento del Qi; le Advanced Flying Stars pretendevano padronanza dei cicli e delle combinazioni nel tempo; i Water Dragon e i Mountain Dragon del San He domandavano lettura dei flussi e dei profili con una finezza quasi chirurgica. E proprio qui è successo qualcosa: osservare montagne e forme d’acqua è stato come aprire il mio sguardo verso orizzonti che prima non vedevo — oggi il paesaggio lo guardo con occhi diversi. Ma che difficile tradurre i messaggi della Natura: ti parla con segni minimi, e serve pazienza per non forzarli. L’Advanced Ba Zhai, infine, riportava tutto alla fruibilità quotidiana: come far “parlare” casa e persona con continuità, senza effetti speciali ma con risultati che maturano nel tempo. In mezzo a tutto questo, il mio nuovo Luopan è diventato una bussola viva: piatto celeste, umano e terrestre — livelli che si sovrappongono e si contraddicono finché non trovi l’unico punto in cui tutto si accorda.
Quando ho consegnato i casi, ero certo di non aver reso giustizia alla complessità del lavoro. Mi sembrava di aver messo troppa carne al fuoco. Pensavo: “È troppo, è confuso, potevo fare meglio”. Poi sono arrivati i risultati. Ero incredulo: valutazione di eccellenza. Non ci credevo davvero. Ho riaperto i materiali con calma, per applicarli sul campo, e lì mi sono sorpreso: la struttura c’era, la logica reggeva, le scelte erano sostenute dai dati. La pressione aveva compattato il pensiero.
Se devo distillare una lezione, è questa: la qualità nasce dalla frizione. Non dalla comodità, non dal “già noto”. È l’attrito — tra teoria e terreno, tra formula e forma, tra fretta e precisione — che leviga lo sguardo e affina la mano. Nel Feng Shui questo significa accettare che la casa non è mai “perfetta” e che il territorio non è un disegno da manuale; significa verificare, misurare, correggere; significa fidarsi dei principi ma sottoporli continuamente alla prova dei fatti. Il diploma non è un punto d’arrivo: è un impegno rinnovato a stare nella pratica, con curiosità e rigore.
Una precisazione importante: non chiamatemi “Master”
Il corso si chiama Mastery Course, ma non significa che io sia un “Master”. Non lo sono e non voglio che mi si chiami così. Un Master, per me, è qualcuno con decenni di esperienza sulle spalle, casi innumerevoli, errori digeriti e sapienza sedimentata. Io, nel Feng Shui, sono ancora un bambino — non per anagrafe, ma per umiltà di sguardo. Sono e resterò uno studente curioso e devoto di questa disciplina. Questa posizione non sminuisce il risultato; lo rende più vero. Mi ricorda ogni giorno che la responsabilità viene prima del titolo e che il mestiere si costruisce nel tempo, non nello sfarfallio di un attestato.
Questo ulteriore traguardo mi dà forza e costanza per continuare a studiare una disciplina vasta, affascinante e — soprattutto — utile. Utile perché produce effetti reali nel tempo, quando il progetto incontra la vita quotidiana di chi abita e lavora in quegli spazi. E adesso si riparte: mi aspettano il Qi Men Dun Jia e i BaZi — mappe strategiche e codici temporali che ampliano lo sguardo sul “quando” e sul “come”, per affiancare il “dove” con decisioni più lucide e tempismi migliori.
Se sei arrivato fin qui, ti lascio un invito: non cercare l’intervento miracoloso. Cerca la direzione giusta e la continuità. Il resto lo fa il tempo — e un metodo che non ha paura della complessità. Io ci metto studio, strumenti e responsabilità; tu porti la tua storia, i tuoi obiettivi, il tuo spazio. Ed è lì, nell’incontro, che il Feng Shui smette di essere teoria e diventa trasformazione.
Sei curios* di sapere cosa dicono i tuoi spazi?
Contattami per una consulenza