Lo chiamavano buon senso. In Oriente lo chiamano Feng Shui.
Otto anni che vivo qui. La prima volta da solo, verso un luogo che è diventato sacro.
La paura di salire da soli
Oggi sono salito sopra casa, da solo. Quella collina la conosco bene — ci sono stato mille volte — eppure, in solitaria, era la mia prima volta. Dopo otto anni che vivo qui. Strano, vero?
Non per me. Andare da solo mi faceva paura. Paura di non so cosa, o forse sì — ed è proprio per questo che ho deciso di incamminarmi. Perché quella paura me la ero anche confidata con qualcuno, ma gliela avevo raccontata in modo ridotto, scherzoso, senza sottolineare il vero messaggio. Quella paura non era arrivata bene.
Quante volte, in situazioni simili, tendiamo a colpevolizzare l’altro per non ascoltarci — quando invece siamo noi a non spiegarci completamente?
Un luogo sacro
Quella vetta, per me, è diventata un luogo sacro. Due giorni dopo la morte improvvisa di mia mamma, ci sono salito con Alessio e Romina per ricordarla: abbiamo acceso un incenso e onorato il suo improvviso passaggio. Quella cima porta ancora quel ricordo, quella luce.

Il sentiero e il silenzio
Salendo ho trovato un sentiero quasi impraticabile: le ginestre e le altre piante si stanno riprendendo quel cammino, lentamente, inesorabilmente. Mi fa strano, perché tante persone — a piedi, in bici, in moto — lo frequentano ancora.
Intorno a me solo piante, e il gracidare fortissimo delle ranocchie nel laghetto in basso. Quei suoni che solo in natura puoi contemplare e ascoltare davvero. Dall’altra parte, i miei mille pensieri: il quotidiano, le sfide, i progetti, le intuizioni da cogliere.
Ho camminato velocissimo, senza paure. E mi sono chiesto perché usassi un passo così sostenuto. La risposta, in parte, sta anche nel Feng Shui: quest’anno nella mia casa, Metallo 7, è entrato il Legno 3 — energia di movimento, di attività fisica. Mai come quest’anno sento il bisogno di muovermi, soprattutto le gambe: una delle parti del corpo associate proprio al Legno 3.
In cima: il Drago, la Tigre e il Punto Meridiano
Arrivo in cima. Il paesaggio si spalanca quasi a 360 gradi. Che meraviglia! Mi siedo e la mia attenzione viene catturata dal movimento delle colline, dal corso di Master Feng Shui San He — le forme naturali — che ho frequentato l’anno scorso.
Gli antichi studenti che volevano imparare il San He venivano liquidati dal maestro così:
“Prima di imparare le forme naturali, cammina almeno due anni nella zona che vuoi studiare. Poi torna da me.”
Oggi, come tante altre volte, ho fatto esattamente quello.
Seduto, ho osservato le colline comportarsi esattamente come un grande abbraccio. Ho individuato un imponente abbraccio destro e uno più ridotto a sinistra. In Feng Shui, le chiamiamo:
🌳 Drago Verde (lato sinistro) — simbolo di crescita, innovazione e buona fortuna. Associato all’energia yang, rappresenta vitalità e creatività.
🐅 Tigre Bianca (lato destro) — forza, autorità, posizione sociale, capacità di affrontare gli ostacoli. Associata all’energia yin.
Ho intravisto anche quella che in San He chiamiamo Montagna Tavolo: la collina di fronte alla Montagna Meridiana che ne frena il Qi, permettendogli di scorrere più dolcemente verso la pianura.
Questa conformazione lascia intuire la presenza di un Punto Meridiano — il luogo potentissimo dove Montagne e Acqua si incontrano, generando un flusso straordinario. Non a caso, in Cina, i templi più importanti sorgono proprio lì.
Osservando dall’alto, ho intuito dove questo luogo speciale potesse trovarsi. E lì, quasi non ci potevo credere, c’è un’edicola votiva con una Madonnina.
Oriente e Occidente che si fondono nella stessa visione. È da un po’ che mi chiedo se la saggezza del Feng Shui fosse presente anche da noi — e la risposta si sta direzionando verso il sì. Mi raccontano di nonni che costruivano le case seguendo la luce del sole e il paesaggio, senza saperlo spiegare, senza dargli un nome. Lo chiamavano buon senso. Mi viene in mente il Lunari de Smembar, quel calendario romagnolo che descrive le fasi dell’agricoltura esattamente come fa il Tong Shu, il calendario cinese. Forse questa saggezza non ci è mai stata estranea — forse non ha mai avuto bisogno di un nome per esistere. Che meraviglia.

Le orchidee, la caduta, il passo lento
Mi sono quasi obbligato ad alzarmi — il tempo stava passando velocissimamente — e ho deciso di rientrare per un percorso diverso, fuori dal sentiero. A un certo punto si è aperto un prato enorme, pieno zeppo di orchidee selvatiche e di farfalle. Quanto riempie la natura?

Stavo scendendo veloce, pensando di fare attenzione alle buche lasciate dagli animali. Non ho fatto in tempo a finire il pensiero che mi sono ritrovato per terra, con una piccola storta al piede sinistro.
Me la sono risa. Nessun danno serio — solo un promemoria arrivato nel modo più diretto possibile: cammina con consapevolezza.
Da lì ho pensato alla mia amica Manuela, insegnante di Mindfulness, e ho cominciato a poggiare i piedi lentamente, uno alla volta, senza guardare se fossi vicino o lontano. Senza calcolare. Solo il passo. Sono entrato in quello stato quasi subito. E senza accorgermene sono arrivato a casa in un tempo che mi è parso brevissimo.
Ho fretta e mi sembra di non arrivare mai. Resto nel passo e raggiungo la meta velocissimamente — come per magia.
Il ritorno a casa
Rientro a casa e la guardo da fuori. È bellissima. La costruzione, il giardino, il nuovo orto. Mi sono goduto il sole, ho osservato le galline e i gatti, e mi sono sentito pieno.

Queste ore sono state preziose, piene di rivelazioni importanti e piene, pienissime di amore.
E quante cose si osservano e si imparano, con amore, quando siamo nel momento?
